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...Addio..

Ed eccomi qua, un'altra volta, a condannarmi all'esilio.
Ebbene si, eccovi di fronte all'ennesimo virtuale suicidio della mia anima poetica che fatica a trovare un suo contesto.
Ormai sto diventando uno zingaro del web, ma è solo girovagando e non avendo radici che si riesce ad essere realmente liberi.
Mi muovo principalmente per questo motivo: non mi sento più libero di scrivere quello che penso.
Si, lo so, molti di voi (ovvero quella decina di persone che hanno il link a questo blog) non mi giudicano per quello che leggono, eppure, io non mi sento totalmente libero di pubblicare i miei ultimi scritti.
Alcuni sono fin troppo pesanti, preoccuperebbero qualcuno, altri fin troppo patetici, provocano ribrezzo persino a me, ma se li ho scritti significa che in quel momento avevo bisogno di scrivere quelle cose, perchè le sentivo dentro, perchè le sento tutt'ora.
Imballerò tutti i mobili che adornano la mia testa e traslocherò altrove, cancellando le tracce del mio passaggio; ovvero non ho intenzione di dare il link del nuovo blog a nessuno...... per ora (forse un giorno tutto cambierà, scriverò cose allegre, sdolcinate e mi conformerò al resto del mondo, per ora, lasciatemi sussurrare i miei ululati alla luna, da solo..)
Me ne vado con il mio fagotto sulle spalle e la consapevolezza di essere cambiato negli ultimi mesi. Molta delusione aleggia dentro me, una fitta nebbia, un alto muro che ho intenzione di sfruttare e di erigere a protezione dei miei pensieri, che non voglio vengano nè condivisi, nè capiti, ma che non voglio sprecare così.
Sono stanco di seminare sul marmo, andrò su di una rupe e getterò i semi del mio pensiero nell'aria, lasciandoli trasportare dal vento, sperando che da, qualche parte, germoglino.
Ed è strano come l'ultima poesia che ho scritto sia divenuta così tristemente profetica: intendeva tutt'altro. Era un addio a una fanciulla, ora invece, ha una chiave di lettura completamente differente, l'addio a un' inutile figura si è trasformato in un addio alla dimora ove vivevo in un abbraccio  di una dolcezza infinita tra la mia anima e la mia mente, entrambi contemporaneamente avulsi dalla realtà e incatenati ad essa.
Sento quasi il dovere di scusarmi, per il mio egoismo e per la mia condotta riprovevole,ma ora questo giovane Catilina tornerà ad isolarsi dal senato, ad ardire macchiavellici complotti.
Scusate se non riesco ad essere laconico quando scrivo, ma è piu forte di me, le parole sgorgano dalle mie mani e mi ritrovo a scrivere intere noiosissime paginate...che poi amo rileggere mille volte ed anche più, soprattutto gli addii che sono quelli che mi vengono meglio; uno di questi contiene la mia poesia migliore, non tanto per come è scritta, ma per il suo contenuto e il suo fine. Sono disposto a farvela leggere, basta chiedere (non ho intenzione di pubblicare una cosa così personale, devo esserci anche io che assisto alla lettura e spiego varie cose...).
Ormai in questo blog mi sono ridotto ad essere un animale che starnazza e, orribile dictu, non vola.
Sono e sarò sempre un nome scritto su di un vetro appannato, uno stupido che scrive agitando le dita nell'aria e che, a furia di isolarsi nella sua follia, ha totalmente perso ogni capacità retorica. "Verba volant,scripta manent" ma io odio quelle effimere parole che lasciano il tempo che trovano; io scrivo le mosse della partita a scacchi che sto giocando, non so ancora contro chi...non sempre è necessario un avversario. E io forse sto perdendo mentre gioco da solo.
Mi piacerebbe sapere cosa stai pensando in questo momento, tu che leggi.
Forse scorri con superficialità tra le parole, senza sapere che sono frutto di una settimana di pensieri, senza sapere il peso che esse hanno per me. E magari hai anche sbagliato l'intonazione di qualche frase, e hai detto "questo è concetto è espresso proprio male", ma onestamente non mi importa.
Io ora vado, continuerò a sognare altrove, finchè vivrò, finchè potrò.
Chi mai sopravviverà ai propri sogni?


...Addio..


Pubblicato il 13/1/2008 alle 2.20 nella rubrica Diario.

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